Pignoramento del conto corrente: quanto puoi ancora tenere
Se arriva un pignoramento sul conto non perdi tutto quello che c’è dentro. La legge protegge sempre una parte di stipendio e pensione, con regole diverse se a muoversi è il fisco o un creditore privato.
Un pignoramento sul conto corrente fa paura soprattutto perché sembra vago: chi può farlo, quanto può prendere, cosa ti resta per vivere. La legge invece è precisa su questi punti, e protegge sempre una parte di quello che hai, soprattutto se sul conto arrivano stipendio o pensione. Le regole cambiano a seconda di chi pignora e di quando i soldi sono arrivati sul conto. Le altre guide sui conti sono nella pagina Conti.
In sintesi
- Un conto può essere pignorato da un creditore privato tramite un ufficiale giudiziario, oppure dal fisco tramite l’Agenzia delle Entrate Riscossione, con regole diverse.
- Per i debiti con il fisco lo stipendio si pignora a scaglioni: un decimo fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre 5.000 euro.
- Un creditore privato applica invece sempre la misura di un quinto, qualunque sia l’importo dello stipendio.
- La pensione è impignorabile fino al doppio dell’assegno sociale mensile, con un minimo di 1.000 euro; oltre quella soglia valgono gli stessi limiti dello stipendio.
- Se stipendio o pensione erano già sul conto prima del pignoramento, resta pignorabile solo la parte che supera il triplo dell’assegno sociale mensile.
Chi può pignorare un conto, e come inizia
Un creditore privato, per esempio una banca su un prestito non pagato, arriva al pignoramento solo dopo aver ottenuto un titolo esecutivo, come una sentenza o un decreto ingiuntivo, e passa attraverso un ufficiale giudiziario. Il fisco segue una strada diversa: agisce tramite l’Agenzia delle Entrate Riscossione, di solito dopo una cartella di pagamento già notificata. Se da quella notifica è passato più di un anno, prima del pignoramento deve arrivare un avviso di intimazione, con cinque giorni di tempo per pagare. Per i debiti fino a mille euro l’agente della riscossione non può procedere prima di 120 giorni da una comunicazione che spiega il debito. In entrambi i casi il pignoramento riguarda le somme depositate sul conto nel giorno in cui la banca riceve l’atto, non i versamenti successivi.
Quanto puoi tenere se il pignoramento riguarda lo stipendio
Per un creditore privato la misura è sempre un quinto dello stipendio, qualunque sia l’importo, secondo l’articolo 545 del codice di procedura civile. Per i debiti con il fisco la misura è invece a scaglioni, secondo l’articolo 72 ter del DPR 602 del 1973: un decimo per la parte fino a 2.500 euro, un settimo per la parte tra 2.500 e 5.000 euro, e un quinto per la parte che supera i 5.000 euro. È una regola pensata apposta per pesare meno su chi guadagna poco.
Quanto puoi tenere se il pignoramento riguarda la pensione
La pensione ha una soglia di impignorabilità propria: non si può pignorare per un importo pari al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo comunque garantito di 1.000 euro. Solo la parte che supera questa soglia è pignorabile, e da lì in avanti valgono gli stessi scaglioni dello stipendio. L’assegno sociale viene rivalutato ogni anno, quindi la cifra esatta della soglia cambia: l’importo aggiornato sta sulla pagina dell’INPS dedicata all’assegno sociale, non la scriviamo qui perché tra un anno sarebbe già superata.
La regola che conta di più: quando i soldi sono già sul conto
Il caso più comune non è lo stipendio pignorato alla fonte, ma lo stipendio o la pensione già accreditati sul conto quando arriva il pignoramento. Qui la legge distingue in base alla data: se l’accredito è avvenuto prima del pignoramento, resta pignorabile solo la parte che supera il triplo dell’assegno sociale, una soglia più ampia di quella ordinaria. Se invece l’accredito avviene lo stesso giorno del pignoramento o dopo, si applicano i limiti visti sopra, un quinto o gli scaglioni a seconda di chi pignora. C’è poi una garanzia in più, valida però solo per i debiti con il fisco: l’articolo 72 ter stabilisce che l’ultimo emolumento accreditato, cioè l’ultimo stipendio o l’ultima pensione arrivati sul conto, resta comunque sempre a disposizione del debitore, indipendentemente dal calcolo del triplo dell’assegno sociale. Per un creditore privato questa esclusione aggiuntiva non è prevista, e resta valida la sola regola generale del triplo.
Cosa fare se pensi che il pignoramento abbia superato i limiti
Un pignoramento eseguito oltre questi limiti è parzialmente inefficace per la parte in eccesso, e il giudice lo può rilevare anche senza che nessuno lo chieda. In pratica, se la banca ha bloccato più di quanto la legge permette, hai motivo per opporti: conviene farsi assistere da un legale o da un CAF per verificare i calcoli sul tuo caso specifico. Se invece il problema è più a monte, cioè fai fatica a pagare le rate prima ancora che si arrivi a un pignoramento, vale la pena muoversi prima: la pagina su cosa succede quando salta un pagamento e come si finisce in Centrale dei Rischi spiega cosa guarda una banca prima di dire di no a un nuovo finanziamento.
In breve
Un pignoramento sul conto non azzera mai tutto: l’ultimo stipendio o l’ultima pensione accreditati restano protetti per legge, e per il resto contano due cose, chi sta pignorando e quando i soldi sono arrivati sul conto. Il fisco applica scaglioni più leggeri di un creditore privato, e chi ha stipendio o pensione già sul conto prima del pignoramento gode di una soglia più ampia, il triplo dell’assegno sociale. Se hai dubbi sui calcoli fatti sul tuo conto, quei numeri si possono verificare, non vanno presi per buoni.
Domande frequenti
Il fisco può pignorare tutto il saldo del conto corrente?
No. L’ultimo stipendio o l’ultima pensione accreditati restano sempre a disposizione del debitore, e per il resto valgono le soglie di legge su stipendio e pensione, diverse da quelle di un creditore privato.
Quanto può pignorare l’Agenzia delle Entrate Riscossione dello stipendio?
A scaglioni, secondo l’articolo 72 ter del DPR 602 del 1973: un decimo fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre i 5.000 euro.
La pensione si può pignorare?
Sì, ma solo per la parte che supera il doppio dell’assegno sociale mensile, con un minimo garantito di 1.000 euro. Oltre quella soglia valgono gli stessi scaglioni previsti per lo stipendio.
Cosa cambia se stipendio o pensione sono già sul conto quando arriva il pignoramento?
Si applica una soglia più favorevole: resta pignorabile solo la parte che supera il triplo dell’assegno sociale mensile, invece del doppio o degli scaglioni ordinari.
Un creditore privato, diverso dal fisco, che limiti ha?
Applica sempre la misura di un quinto sullo stipendio, secondo l’articolo 545 del codice di procedura civile, senza gli scaglioni più bassi previsti per il fisco. Vale comunque la soglia del triplo dell’assegno sociale se i soldi erano già sul conto prima del pignoramento.
Fonti
- Normattiva, codice di procedura civile, articolo 545, crediti impignorabili.
- Normattiva, DPR 602 del 1973, articolo 72 ter, limiti di pignorabilità.
- Agenzia delle Entrate Riscossione, le procedure esecutive e il pignoramento dei conti correnti.
- INPS, pagina dedicata all’assegno sociale, per l’importo aggiornato ogni anno.
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.
Questa guida spiega i limiti generali di legge sul pignoramento del conto corrente. Il calcolo esatto su un pignoramento in corso dipende dagli importi reali e va verificato con un legale o un CAF.