Tasso fisso o variabile: come scegliere il mutuo nel 2026
Non esiste una scelta giusta in assoluto. Dipende da quanto rischio puoi reggere, da quanto dura il mutuo e da cosa stanno facendo i tassi. Vediamo come ragionarci sopra senza farsi guidare solo dalla rata di partenza.
Quando chiedi un mutuo, la prima scelta vera non è la banca, è il tipo di tasso. Da lì dipende quanto pagherai ogni mese e quanto quel numero potrà cambiare nel tempo. Le due famiglie principali sono il tasso fisso e il tasso variabile, e funzionano in modo opposto.
La differenza in una riga
Con il tasso fisso la rata resta identica per tutta la durata del mutuo: sai oggi quanto pagherai tra dieci o vent’anni. Con il tasso variabile la rata segue un indice di mercato, di solito l’Euribor, a cui la banca somma il suo margine, lo spread. Se l’indice sale, la rata sale. Se scende, la rata scende. Per un quadro neutrale di tasso, spread e durata puoi partire dalla guida al mutuo della Banca d’Italia.
In sintesi
- Fisso: rata bloccata, zero sorprese, di solito parti da una rata più alta.
- Variabile: rata che oscilla, parti più basso ma ti prendi il rischio.
- La scelta dipende più dalla tua tolleranza al rischio che dalle previsioni sui tassi.
Quando ha senso il tasso fisso
Il fisso conviene se vuoi dormire tranquillo. Lo scegli quando il tuo budget è tirato e un aumento della rata ti metterebbe in difficoltà, quando vuoi pianificare le spese per anni senza variabili, o quando i tassi sono bassi e ti conviene bloccarli finché lo sono. Questa sicurezza la paghi con una rata di partenza in genere più alta del variabile.
Quando ha senso il tasso variabile
Il variabile conviene se hai margine. Lo scegli quando il tuo reddito può assorbire oscillazioni della rata senza problemi, quando il mutuo è di durata breve e quindi sei meno esposto ai cambiamenti di lungo periodo, o quando scommetti che i tassi scenderanno. Quest’ultimo punto resta una scommessa: nessuno sa davvero dove andranno i tassi, quindi non costruirci sopra tutto il ragionamento.
Fisso
Rata sempre uguale, per tutta la durata.
A favore
- Rata prevedibile fino all’ultima scadenza
- Protetto dai rialzi dei tassi
- Più facile pianificare il bilancio familiare
Contro
- Parti da una rata più alta
- Non sfrutti eventuali ribassi
Variabile
Rata che segue il mercato, su e giù.
A favore
- Rata di partenza più bassa
- Approfitti dei ribassi dei tassi
- Spesso meno spese accessorie
Contro
- La rata può salire anche parecchio
- Difficile pianificare sul lungo periodo
TAN, TAEG e spese: guarda questi, non il titolo dell’offerta
Il numero grosso in pubblicità è quasi sempre il TAN, il tasso puro sul capitale. Ma quello che ti dice il costo reale è il TAEG, che mette dentro anche le spese: istruttoria, perizia, incasso rata e spesso le assicurazioni collegate. Due mutui con lo stesso TAN possono avere un TAEG diverso, e a fine corsa paghi quello. Quando confronti le offerte, confronta i TAEG, non i titoli. La differenza tra i due indicatori è spiegata anche nella guida della Banca d’Italia sul credito ai consumatori.
E se cambio idea dopo: la surroga
La scelta tra fisso e variabile non è per sempre. Con la surroga puoi spostare il mutuo a un’altra banca a condizioni migliori, e l’operazione per legge non ha costi a tuo carico. Puoi anche passare da variabile a fisso o viceversa. Questo toglie un po’ di pressione alla decisione di oggi: se sbagli, non resti incastrato a vita. La portabilità senza penali è prevista dalla legge ed è descritta nella guida al mutuo della Banca d’Italia.
Un occhio al fisco: la detrazione degli interessi
Se il mutuo serve a comprare l’abitazione principale, puoi detrarre dall’IRPEF il 19 per cento degli interessi passivi e degli oneri accessori, calcolato su un massimo di 4.000 euro l’anno. Qui sta il punto che quasi nessuno spiega: quel tetto è complessivo, non a testa. Se il mutuo è cointestato si divide fra gli intestatari, in parti uguali o secondo le percentuali scritte nel contratto, e vale anche quando uno dei due non ha diritto alla detrazione perché non è proprietario. Il recupero massimo resta quindi 760 euro l’anno per l’intero mutuo. L’unica eccezione è il mutuo cointestato con un coniuge fiscalmente a carico, dove chi sostiene tutta la spesa detrae entrambe le quote. Vale per la prima casa, non per la seconda. La regola sui cointestatari è spiegata dall’Agenzia delle Entrate su Fisco Oggi.
Come decidere, in pratica
Fatti tre domande oneste. Di quanto può salire la rata del variabile prima che il mio budget vada in crisi? Per quanti anni mi terrò questo mutuo? Vedere la rata che cambia mi rovina la giornata, o ci convivo bene? Se un aumento ti spaventa o ti mette in difficoltà, vai sul fisso e dormi. Se hai margine, durata breve e stomaco, il variabile può farti risparmiare. Prima di tutto questo, però, viene il conto della rata sostenibile: lo trovi in quanto mutuo posso permettermi, e le altre guide nella pagina Mutui.
Domande frequenti
Conviene di più il tasso fisso o il variabile?
Non c’è una risposta valida per tutti. Il fisso protegge la rata dai rialzi ma parte più alto, il variabile parte più basso ma può salire. Dipende da quanto margine hai nel budget e da quanto durerà il mutuo.
Posso passare da variabile a fisso dopo aver firmato?
Sì. Con la surroga puoi spostare il mutuo a un’altra banca cambiando anche il tipo di tasso, senza costi a tuo carico. In alcuni casi la banca attuale può proporti una rinegoziazione.
Qual è la differenza tra TAN e TAEG?
Il TAN è il tasso puro sul capitale. Il TAEG include anche le spese del mutuo, quindi rappresenta il costo reale. Per confrontare le offerte guarda sempre il TAEG.
Gli interessi del mutuo si possono detrarre dalle tasse?
Per l’abitazione principale puoi detrarre il 19 per cento degli interessi passivi, calcolato su un massimo di 4.000 euro l’anno. Il tetto è complessivo e non a testa: con il mutuo cointestato si divide fra gli intestatari, quindi il recupero massimo resta 760 euro l’anno per l’intero mutuo. Per la seconda casa la detrazione non spetta.
Fonti
- Banca d’Italia, guida Comprare una casa: il mutuo ipotecario in parole semplici.
- Banca d’Italia, guida Il credito ai consumatori in parole semplici, per la definizione di TAN e TAEG.
- Agenzia delle Entrate, detrazione degli interessi passivi sul mutuo.
- Agenzia delle Entrate, detrazione per mutui cointestati, per la ripartizione del tetto di 4.000 euro.
Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.
Questa guida spiega come funzionano gli strumenti, non ti dice quale firmare: quello dipende dai tuoi numeri e, se serve, dal confronto con un consulente. Aggiorniamo il contenuto quando cambiano i tassi di riferimento.