Cosa fare se la banca ti rifiuta il prestito
Un no non arriva quasi mai a caso: dipende da quello che gli archivi dicono di te. La buona notizia è che quei dati puoi vederli, gratis, e in molti casi correggerli.
Quando una banca dice no a una richiesta di finanziamento, la spiegazione quasi sempre è la stessa: la valutazione del merito di credito non è andata a buon fine. Dietro quella formula ci sono informazioni precise, che stanno in archivi consultabili e che, per legge, puoi vedere anche tu.
In sintesi
- La valutazione del merito di credito è un obbligo di legge per la banca, non una scelta.
- Gli archivi sono due: la Centrale dei rischi della Banca d’Italia e i Sistemi informativi creditizi privati.
- La Centrale dei rischi registra i prestiti regolari solo sopra i 30.000 euro, e da 250 euro se sei in sofferenza.
- Puoi consultare gratuitamente i tuoi dati e chiederne la correzione se sono sbagliati.
- Alla prima rata in ritardo la banca deve avvertirti prima di segnalarti.
Perché ti hanno detto no
Prima di concedere un finanziamento l’intermediario valuta la tua capacità di restituirlo, cioè il merito di credito, analizzando la tua situazione economica e quella di eventuali cointestatari o garanti. Non è discrezione: è un obbligo di legge, e prima ancora una necessità, perché i prestiti non restituiti generano perdite. In pratica guarda tre cose: quanto guadagni rispetto alla rata, quanti altri debiti hai in corso e come li hai pagati finora. Se la rata supera la soglia di sostenibilità, che la Banca d’Italia indica intorno al 30 per cento delle entrate familiari, il no diventa probabile anche con una storia impeccabile. Le altre guide del verticale stanno nella pagina Prestiti.
I due archivi che parlano di te
La Centrale dei rischi è pubblica, gestita dalla Banca d’Italia, e tutte le banche sono obbligate a inviare le segnalazioni. Ogni mese comunicano i dati di chi ha avuto un prestito, la somma e la regolarità dei pagamenti, e le informazioni restano visibili per i 36 mesi successivi. Non finisce dentro tutto: i prestiti regolari vengono segnalati solo se la somma che devi ancora restituire supera i 30.000 euro, mentre la soglia scende a 250 euro per i prestiti in sofferenza, cioè quando hai gravi difficoltà a pagare. I Sistemi informativi creditizi, in Italia quattro e gestiti da soggetti privati, funzionano in modo simile ma senza soglia e senza obbligo di adesione: ricevono ogni mese informazioni sulle richieste ricevute e sui prestiti concessi.
Anche i pagamenti puntuali contano, in tuo favore
La Centrale dei rischi e alcuni sistemi privati registrano anche le informazioni positive, cioè le rate pagate in tempo e i prestiti rimborsati. È un vantaggio concreto: una storia regolare aumenta la probabilità che la richiesta successiva venga accolta. Si chiama referenza creditizia e funziona come un curriculum. Da qui una conseguenza pratica per chi si è visto rifiutare un prestito: a volte non serve cambiare banca, serve far passare qualche mese di pagamenti puntuali sui debiti in corso.
Come vedere cosa dicono di te, gratis
L’accesso ai tuoi dati della Centrale dei rischi è gratuito e puoi chiederlo in qualsiasi momento: si fa dal sito dei servizi online della Banca d’Italia con una procedura guidata, identificandoti con SPID, CIE o CNS, oppure inviando per posta o consegnando di persona a una Filiale il modulo disponibile online con la copia di un documento. Per i sistemi privati la richiesta va fatta direttamente al gestore dell’archivio o a chi ti sta finanziando: la Banca d’Italia non risponde di quei dati.
Se trovi un errore
Puoi chiedere la correzione alla banca che ha inviato la segnalazione. Puoi anche mandare un esposto alla Banca d’Italia, che non modifica direttamente il dato ma chiede una verifica a chi lo ha trasmesso. Per gli archivi privati la richiesta di cancellazione o modifica va rivolta al gestore o al finanziatore, e in caso di trattamento scorretto ci si può rivolgere all’Organismo di monitoraggio o al Garante per la protezione dei dati personali. Ricorda un obbligo che gioca a tuo favore: alla prima rata pagata in ritardo la banca deve avvertirti prima di segnalare, e le altre banche vedranno quel ritardo solo dopo almeno quindici giorni dalla spedizione del preavviso. Pagando la rata scaduta in quella finestra, la segnalazione si evita.
Per quanto tempo resta scritto
Negli archivi privati i tempi sono definiti e la cancellazione è automatica, senza costi. I ritardi regolarizzati restano fino a 12 mesi dalla data della regolarizzazione se non superano le due rate, e 24 mesi se le superano. I ritardi non regolarizzati restano 36 mesi dalla cessazione del rapporto, e fino a un massimo di 60 mesi dalla scadenza in caso di ulteriori eventi legati al rimborso. Sapere questi numeri serve a una cosa concreta: capire quando ha senso riprovare invece di collezionare rifiuti, perché ogni richiesta viene registrata.
Cosa fare, in ordine
Primo, chiedi alla banca il motivo del rifiuto. Secondo, consulta i tuoi dati nei due archivi: è gratis e ti dice se il problema è un errore o una situazione reale. Terzo, se è un errore chiedi la correzione e aspetta che sia registrata prima di ripresentarti. Quarto, se il problema è la sostenibilità, lavora sui numeri: riduci l’importo, allunga la durata sapendo che pagherai più interessi, chiudi i debiti piccoli e costosi come una carta revolving, oppure valuta un garante. E quando ripresenti la domanda, confronta le offerte sul TAEG come spiegato in TAN, TAEG e spese.
In breve
Un rifiuto non è un giudizio definitivo, è una fotografia di come appari oggi negli archivi. Guarda quella fotografia con i tuoi occhi, perché puoi farlo gratis, correggi quello che è sbagliato e sistema quello che è vero. Evita invece di bussare a dieci sportelli in due settimane: le richieste vengono registrate e la sequenza di tentativi non migliora la tua posizione.
Domande frequenti
Perché la banca rifiuta un prestito?
Perché la valutazione del merito di credito, che è un obbligo di legge, non ha dato esito positivo. Pesano il rapporto fra rata e reddito, gli altri finanziamenti in corso e la regolarità con cui hai pagato le rate in passato.
Cosa registra la Centrale dei rischi?
I dati di chi ha ricevuto un prestito, la somma e la regolarità dei pagamenti, inviati ogni mese dalle banche. I prestiti regolari sono segnalati solo se il debito residuo supera 30.000 euro, mentre la soglia scende a 250 euro per i prestiti in sofferenza. Le informazioni restano visibili per 36 mesi.
Posso vedere i miei dati?
Sì, gratuitamente. Per la Centrale dei rischi la richiesta si fa dal sito dei servizi online della Banca d’Italia, con SPID, CIE o CNS, oppure per posta o di persona in Filiale. Per gli archivi privati bisogna rivolgersi direttamente al gestore o al finanziatore.
Quanto restano registrati i ritardi di pagamento?
Negli archivi privati i ritardi regolarizzati restano fino a 12 mesi dalla regolarizzazione se non superiori a due rate, 24 mesi se superiori. I ritardi non regolarizzati restano 36 mesi dalla cessazione del rapporto, fino a un massimo di 60 mesi in caso di ulteriori eventi.
Posso evitare di finire segnalato per un ritardo?
Alla prima rata in ritardo la banca deve avvertirti prima di segnalare, e le altre banche vedono il dato solo dopo almeno quindici giorni dal preavviso. Pagando la rata scaduta entro quella finestra la segnalazione di quel primo ritardo si evita.
Fonti
- Banca d’Italia, L’economia per tutti, informazione sulle relazioni creditizie.
- Banca d’Italia, L’economia per tutti, cosa sapere prima di chiedere un prestito.
- Banca d’Italia, accesso ai dati della Centrale dei Rischi.
- Arbitro Bancario Finanziario, per i reclami dopo la risposta dell’intermediario.
Ultima verifica delle fonti: luglio 2026.
Questa guida spiega come funzionano la valutazione del credito e gli archivi che la alimentano. Non è consulenza sul tuo caso: i dati che ti riguardano puoi verificarli tu, gratuitamente.